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Introduzione
La necropoli di Spilamberto, scavata nel 2003, racconta la storia di un gruppo di Longobardi, che quindici secoli fa vissero e morirono sulla riva del Panaro, all'alba del Medioevo. Di questo clan gentilizio - posto a controllo dell'incerta frontiera con i domini bizantini e durato non più di una generazione - non conosciamo le strutture insediative ma solo il piccolo cimitero, una trentina di tombe risalenti alla prima fase dell'invasione.
Le pratiche funerarie e i reperti delle sepolture, alcuni di altissima qualità e di grande valore simbolico, ci permettono di farci un'ide
a della loro cultura, in parte anche della loro vita e delle relazioni che intrattenevano con le popolazioni romane. I guerrieri sono stati seppelliti con le armi individuali che connotavano nella tradizione germanica l'uomo libero e combattente. Più ricchi e complessi i corredi femminili, che suggeriscono un'assidua frequentazione del mondo bizantino e la comunanza culturale con altre nazioni germaniche. In essi, accanto ad oggetti della vita quotidiana e a gioielli tipici del costume longobardo, troviamo manufatti preziosi ed "esotici". Fra questi spiccano una fibula in argento dorato con cammeo antico, un magnifico corno in vetro per bere e un raro sgabello pieghevole in ferro ageminato.
Il rango familiare e sociale di queste donne è esaltato dalla deposizione, accanto alle sepolture, di tre ponies di razza nordica, forse discendenti dei robusti cavallini che accompagnarono sei secoli prima i Winnili - Longobardi nella loro prima migrazione dalla Scandinavia.
La necropoli è ad oggi la testimonianza più consistente della presenza longobarda nel Modenese. Un ritrovamento che rende Spilamberto un luogo nodale per la storia dell'Emilia-Romagna nell'Alto Medioevo.
Primo inserimento del 03/11/2010 -- Ultimo aggiornamento del 07/02/2011 ore 16.24 - Stampa
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