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Durante lavori di restauro al Torrione medievale per sanare
i danni provocati dallultimo conflitto mondiale, nel 1947
fu scoperta una cella segreta ( mt.2 x 1,50) i cui muri erano
interamente ricoperti da iscrizioni graffite: un vero e proprio
diario in forma di fumetto tenuto da un prigioniero che aveva
viaggiato molto, non del tutto incolto, amante del dolce
stil novo e che si esprimeva in rima.
La cella narra la storia di Messer Filippo (Felippus, come si
legge sui muri), un mercante -probabilmente spagnolo- vissuto
nel secolo XVI che, navigando giunge a Spilamberto per offrire
le proprie sete e mercanzie alla bella castellana di cui si
innamora. Ma è un amore proibito che lo conduce alla
morte ed in attesa del supplizio, rinchiuso in questa angusta
prigione, lascia il suo racconto sulla pietra.
La leggenda vuole che prima di morire il giovane mercante abbia
fatto udire alla sua bella, lontana dal luogo del patibolo,
il suo lamento damore ed ancora oggi, nelle calde notti
estive, è facile udirlo.
Diversi studiosi si sono cimentati nello studio dei graffiti
concordando tutti che essi risalgono al sec. XVI; molte rime
e molti disegni, ingenui e con didascalie racchiuse in riquadri
come appunto nei moderni fumetti, sono ancora leggibili anche
se sempre più labili. Fino ad ora gli esperti interpellati
non sono stati in grado di arrestare il processo di decomposizione
del materiale utilizzato per dare colore ai graffiti, materiale
la cui composizione è molto discussa: sangue? sostanze
biologiche?, acque mista a polvere di pietra? Tutto contribuisce
ad infittire il mistero di questa cella e del suo abitatore
che gli Spilambertesi considerano ormai loro concittadino, visto
che da cinquecento anni dallalto del Torrione ne osserva,
discreto, le vicissitudini.
Per visitare la cella di Messer Filippo: prenotazioni c/o ufficio
cultura, orari dufficio o tel 059/789964 fax. 059/783842.
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