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Percorso dei Portici

Camminando per il Centro Storico di Spilamberto non si può fare a meno di notare i portici che caratterizzano alcune delle vie più antiche. Tipica soluzione architettonica emiliana, un tempo erano in numero maggiore: lo confermano le tante tracce delle arcate (ormai chiuse) che si individuano ancora oggi sui muri degli edifici più antichi. “I portici sono una soluzione comodissima, non solo in caso di pioggia, ma anche per l’ombra durante l’estate, per la protezione che danno ai pedoni e per lo sfogo che offrono alle piccole botteghe e ai laboratori artigiani” (Enciclopedia Spilambertese, Spilamberto, 24/06/00). Fino a qualche anno fa, sotto i portici ci si trovava per lavorare insieme, o chiacchierare seduti su basse sedie impagliate. I portici spesso venivano identificati con nomi di gente e famiglie che vi abitavano o delle attività che ospitavano. Un detto spilambertese cita: “piove, nevica, tempesta, sotto il portico c’è sempre festa”. 

 

VIA SAN CARLO
Dedicata a San Carlo Borromeo, era anticamente chiamata Contrada San Giovanni perché fino al XVIII secolo, prima che la Chiesa di San Giovanni venisse ricostruita, su questa via si affacciava l’ingresso principale dell’importante edificio religioso. Era abitata prevalentemente da birocciai (carrettieri) di cui, nel lato tutto a porticato, sono ancora visibili le tipiche abitazioni costituite dalla stalla per il cavallo o per il mulo a piano terra e dall’abitazione al primo piano. Sul lato opposto, la via è praticamente tutta occupata dalla Chiesa di San Giovanni Battista, dagli edifici ad essa connessi e da un vecchio edificio che ha ospitato la scuola elementare, il refettorio, la scaldatoio per i poveri e l’asilo.

 

VIA GIUSEPPE OBICI
Anticamente chiamata Contrada dei Levizzani, è tra le vie più caratteristiche del Centro Storico di Spilamberto. Anche qui, sotto i portici, si aprivano le porte e le finestre delle abitazioni dei birocciai che con i loro carri trainati da cavalli trasportavano la ghiaia dal vicino fiume Panaro ai cantieri. Caratteristiche sono le canole, (ora Vicolo Fabrizio De Andrè) intrigo di stretti vicoli che collegano la contrada alla retrostante Via Giuseppe Maria Savani. Questi vicoli servivano per raccogliere le acque di scolo delle abitazioni e per dare luce alle abitazioni che sorgevano su di esse. Nel 1807, il 10 ottobre, vi nasce Giuseppe Obici, illustre scultore spilambertese. A cinque anni dalla sua morte, avvenuta il 14 maggio 1878, la Società Popolare di Mutuo Soccorso di Spilamberto pone una lapide a ricordo sulla facciata della casa natale, mentre l’Amministrazione Comunale gli dedica la via. Il 7 ottobre del 1905, al n° 12 di via Obici nasce Roberto Preti, ultimo discendente di una antica famiglia modenese di burattinai.

 

VIA SANTA MARIA
Altra via tra le più antiche del Centro Storico, ha mantenuto fino agli anni Sessanta del secolo scorso l’acciottolato di fiume caratteristico e recentemente ripristinato. Sale dolcemente verso sud, a testimoniare l’esistenza della massicciata delle mura di cinta medievali. E’ fiancheggiata da edifici molto importanti fra cui il lato sud-ovest dell’Antico Palazzo Rangoni (vedi scheda relativa). Di fronte, il portico dell’Ida, dal nome della fruttivendola che proprio nell’angolo teneva la sua bottega/carretto. Più avanti la suggestiva Casa Monteremici, coperta di rampicanti, ed in fondo l’antica Chiesa di Santa Maria degli Angioli, con annesso ospedale (ultimamente dedicato a Francesco Roncati), ora in restauro. Proprio di fronte, il portico sotto cui ha alloggiato l’ultimo birocciaio e dove hanno tenuto bottega l’ultimo bottaio e l’ultimo maniscalco. Era detta la contrada del sasso o dei matti perché abitata da personaggi estrosi, influenzati, si dice, da un masso di arenaria che pare avesse poteri magici. In realtà i suoi abitanti erano semplicemente gente molto povera che con arte ed ingegno doveva procurarsi di che vivere.

 

 

CORSO UMBERTO I
Per gli Spilambertesi è “la piazza”. Va dal Torrione alle Quattro Arie (cioè all’incrocio con Via San Giovanni/Sant’Adriano). Si estende in direzione est-ovest, come il decumano degli antichi insediamenti. E’ considerato il vero centro del paese e su di esso sorgono edifici di grande importanza come l’Antico Palazzo Rangoni o del Bargello con  l’ampio portico del Pavaglione , per gli Spilambertesi detto “di Bondi” dal nome di una famiglia che lo ha abitato e sotto cui  ha tenuto bottega. Sul lato opposto, in angolo con Via San Carlo, la casa detta del diavolo, dalla forma dei mascheroni che coprono il punto di innesto tra le grondaie ed il cornicione del tetto. Il sottostante portico prosegue fino all’incrocio con Piazza Caduti Libertà (per  gli Spilambertesi, il Parco, per la presenza di alberi) ed è noto come il Portico della Celestina, dalla titolare di un negozio di alimentari che per quasi cinquant’anni ha servito le famiglie del centro. La mole del Torrione medievale troneggia su tutto il corso. L’edificio attiguo, con la scala esterna, costruito in stile neogotico in epoca fascista, ospita il Museo Antiquarium di Spilamberto. La piazzetta che si viene a formare ai piedi della torre medievale è il punto di ritrovo degli Spilambertesi  che, lentamente, spingendo a mano la bicicletta, vanno ad incontrarsi là dove Corso Umberto I finisce, alle “Quattro Arie”.

Primo inserimento del 09/03/2010 -- Ultimo aggiornamento del 16/04/2010 ore 12:52 - Stampa